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Vasudeva Kutumbakam

Vasudeva Kutumbakam, è un termine Indù che vuol dire Famiglia Universale, ma può essere riferita a tutte le religioni, la ritroviamo nel Cristianesimo nel concetto di Fratellanza, nel Buddismo nel concetto di Compassione, io la tradurrei in senso più largo in Amore Universale.

Quando parliamo di famiglia siamo abituati a pensare alla nostra famiglia genetica, di appartenenza, per ognuno di noi è normale amare i nostri cari, i nostri amici, i nostri fratelli di fede o di esperienza, scegliamo chi amare per simpatia o per similarità, e tutto questo è giusto, naturale.

Ma noi abbiamo intrapreso una strada che conduce alla liberazione, abbiamo deciso di seguire i nostri amati Guru, vogliamo la pace in noi e nel mondo, e l’unico modo per raggiungere i nostri obiettivi è sviluppare l’Amore, la Compassione, la Tolleranza, la Fratellanza, la Verità, dobbiamo essere una Famiglia non dobbiamo fare una famiglia, quando parlo di amore penso sempre all’amore che una madre ha per il proprio figlio, e chi ha provato questo sa di cosa parlo. L’Amore di una madre è totale, incondizionato, non si aspetta nulla in cambio, e qualsiasi colpa avrà il figlio questo amore non diminuisce.

Universale non vuol dire conformare, al contrario è diversità, l’universo non potrebbe esistere senza la diversità, senza gli opposti. Una volta Morishita in un suo discorso disse che il mondo è come un quadro con tanti colori e sfumature, e la bellezza sta proprio nella combinazione dei diversi colori, un mondo monocolore perderebbe il suo fascino.

Gli uomini hanno tentato in vari modi di unire gli uomini per diversi scopi, le ideologie politiche, sia di destra che di sinistra, ci hanno provato ma hanno fallito, perché la motivazione era materiale, sappiamo che la politica se fa felici alcuni rende infelici altri, anche le confraternite religiose in qualche modo falliscono perché se accettano chi abbraccia la stessa fede, rifiutano chi non lo fa, tempo fa ho conosciuto un Evangelista, notai che tra loro usano l’appellativo di fratelli, gli chiesi “ io che cosa sono?” mi rispose: creatura di Dio”. Finché alla base dell’unione non c’è l’Amore tutte le forme di congregazioni sono destinate a fallire perché non sono delle vere fratellanze, da un lato uniscono ma dall’altro discriminano.

Quando Guruji ci invita a guardare gli altri, le piante, il cibo e persino i nostri dolori, non fa altro che invitarci ad osservare con il cuore, a riconoscere che non c’è nessuna differenza tra l’osservatore e l’osservato, che intimamente tutto è connesso, Tutto è Uno.

E quando riusciamo ad aprire il nostro cuore un fiume di lacrime di gioia sgorga dai nostri occhi perché finalmente riconosciamo chi siamo veramente, e tutto ciò ci riempie di gioia.

Nei vangeli Gesù invita in molti modi i suoi discepoli all’Amore fraterno, dando esempio vivente di come amare. Gesù parla spesso di un Padre comune e tutti siamo fratelli, se riconosciamo la nostra origine in Dio Padre, per forza dobbiamo riconoscere che siamo tutti fratelli, e non soltanto quelli della stessa fede, ma anche i nostri nemici. “ se amate quelli che vi amano che merito ne avete, anche i pagani fanno lo stesso”. Parla spesso di condivisione, tanto è vero che le prime comunità cristiane vivono nella condivisione dei beni, io penso che il più grande insegnamento di Gesù è l’Amore, quell’amore incondizionato che non si aspetta nulla in cambio, che tutto perdona.

Amore è anche servizio, Gesù servitore del mondo e soprattutto dei più bisognosi, nell’ultima cena diventa ultimo e lava i piedi dei suoi discepoli, mostrando la via. Il suo Amore è estremo, totale sino a dare la propria vita per l’umanità.

L’Amore e la Fratellanza è il fondamento dell’insegnamento di Gesù, e dovrebbe essere l’aspirazione ultima di tutti i Cristiani, anche se purtroppo, guardando intorno ci accorgiamo che così non è, a partire da quanti fra noi si sentono Tali, siamo sempre presi dal nostro personale, dai nostri problemi, dal nostro gruppo, da tutto ciò che è racchiuso nella sfera del nostro personale.

Nel Vangelo leggiamo:

Lc 10,25-37 : In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se neandarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.

Nel Buddismo troviamo la Compassione, essere compassionevole verso tutti gli esseri senzienti è uno dei principi del Budda, il voto del Bodhisattva ne è una dimostrazione, Lui che sulla soglia del Nirvana, del perfetto riposo nella Luce rifiuta di entrare e rimane facendo voto di non entrare nel Nirvana finché una sola traccia di dolore esiste nel mondo, questo è il modello ideale di tutti i Buddisti. La compassione va al di là dell’amore, siamo portati a pensare alla compassione come qualcosa di triste, mesto, in occidente quando parliamo di compatire pensiamo subito che è una cosa disdicevole, usiamo dire “poverino lo dobbiamo compatire” ma in realtà è uno stato d’essere che va al di là dell’amore;

Amore è volere il bene dell’altro, ed è una qualità naturale degli uomini ma finché non maturiamo questo con la meditazione, la preghiera, la pratica spirituale, rimane limitata solo ad alcune persone o cose che ci stanno accanto, che sentiamo vicini.

L’Amore cosi detto con la “A” maiuscola è l’Amore Universale, per tutto ciò che ci circonda indipendentemente dal rapporto che questi hanno con noi.

La Compassione non è solo volere la felicità per gli altri ma è sentire la sofferenza degli altri e fare tutto il possibile per alleviare tale infelicità.

Il Dalai Lama in una intervista afferma: “Se ritorno per un momento al bodhisattva, che per noi è l'essere ideale, colui che può ambire al nirvana, l'assoluto riposo nella luce, ma che rifiuta di giungervi, che preferisce restare in contatto con questo mondo sofferente per venire in suo aiuto o, in altre parole, che non potrà trovare il suo vero riposo finché una traccia di dolore sussisterà nel mondo, se noi prendiamo questo ideale come modello, non basta leggere regolarmente i sùtra. Non è sufficiente domandare: dove si trova questo o quel bodhisattva. In quale direzione mi devo prosternare? Che cosa gli devo dire?”

Ride e aggiunge:

“Questo bodhisattva dobbiamo produrlo in noi stessi. Se mi dico, con convinzione, che il mio compito è di mettermi al servizio degli esseri, per un periodo di tempo che nulla può determinare, che può anche non avere fine, questo richiede una determinazione piena e integra. Senza un io molto forte, questa determinazione è impossibile.”

Nel Sanatana Dharma uno dei principi fondamentali è Vasudeva Kutambhakam, tradotto vuol dire Famiglia Universale, ma non è altro che sviluppare il senso di appartenenza all’universo, tutto è uno, e questa realizzazione cambia tutta la nostra vita, i rapporti con gli altri, il nostro vivere quotidiano.

Tutti i Guru della tradizione vedantica indicano la suprema via dell’Amore come la più elevata, dobbiamo passare attraverso la conoscenza per sviluppare il valore comune a tutte le pratiche spirituali, dobbiamo passare attraverso la mente per arrivare al cuore, anche se a volte, per alcuni, questo passaggio non è obbligatorio.

Alla domanda “Qual è il più alto ideale che può essere conseguito sulla terra, da tutti i membri di una società, simultaneamente?”

Ramana Maharshi rispose: “La promozione di Universalità e Fratellanza è il più alto ideale di una società.

Con la Fratellanza Universale, regna la Pace Universale; e il mondo intero viene a somigliare a una singola casa.”

Guruji nel corso di base ci fa scoprire le sette verità, affinché con la mente possiamo meglio capire chi siamo, come funzionano alcuni meccanismi che ci fanno gioire o soffrire, quale il nostro mondo e chi lo crea, come scoprire la gioia della meditazione e come vivere meglio il momento presente, le regole per avere successo in tutto ciò che facciamo e qual è l’atteggiamento davanti all’insuccesso ( scopo, volontà e responsabilità del risultato ), la nostra vita che è nostra solo per modo di dire, in quanto molto spesso è una storia raccontata dagli altri, e alla fine, per questo lascia più spazio nel corso di approfondimento, che in realtà senza gli altri non siamo nessuno, siamo tutti in relazione, siamo untuttuno con l’universo, ed attraverso il corso avanzato ci guida alla scoperta di questa grande verità, questo è Vasudeva Kutambhakam, tutto è uno, noi siamo tutto, ed il servizio è la più alta forma di spiritualità, vogliamo raggiungere l’illuminazione dobbiamo passare dal servizio, vogliamo entrare nel regno di Dio dobbiamo passare per il servizio, vogliamo essere felici è dal servizio che dobbiamo passare. Tutti i più Grandi esseri sono stati al servizio dell’umanità, chi è stato più servizievole è stato ricordato tra i grandi, potremo citare tanti, tutti i nostri amati Guru, Santi  e Illuminati sono vissuti e vivono nel servizio dell’umanità.

Deepak Chopra in un intervista dice:

Quando parliamo di amore per noi stessi, non parliamo di amore per il nostro ego, o per l'immagine che abbiamo di noi, ma parliamo di intimità con una parte più vasta di noi stessi. Una volta arrivati a questa parte di noi stessi che è il fondamento del nostro essere, riconosciamo l'esistenza dì un'intelligenza che governa l'attività della nostra mente e del nostro corpo. E quando ci sintonizziamo maggiormente con essa, ci rendiamo conto che si tratta della stessa intelligenza che governa l'attività di tutte le menti e di tutti i corpi, nonché, in effetti, di tutto l'universo.

Questo significa sperimentare coscientemente l'unita di tutto ciò che esiste. Ed è quando sperimentiamo questa unità che siamo innamorati. Ed essere innamorati è la nostra condizione originaria. E trovare questa condizione originaria significa superare la paura della mortalità, che è alla base di qualsiasi altra paura.

La coscienza dell'unità del tutto è questo stato di consapevolezza in cui sai veramente, a livello di esperienza, che tutti noi siamo un'unica cosa, che l'osservatore e la cosa osservata, l'amante e l'amato, colui che conosce e l'oggetto della sua conoscenza sono tutti lo stesso essere, sia pure in guise diverse. La coscienza dell'unita è l'intelligenza che in realtà fa di noi un'unica cosa, ma che si differenzia nell'apparente separazione che esiste tra di noi".

- -   E qual’è il collegamento tra l'amore e l'energia che collega ogni cosa?

-"L'amore è il mezzo per trovare questo collegamento”

- Dunque, quando ci innamoriamo, si apre davanti a noi una porta che conduce a questa consapevolezza?

"Quando qualcuno si innamora per la prima volta, entra in contatto con lo spirito. Dentro di sé, perde le abituali certezze, il che costituisce uno dei primi modi di esplorare l'ignoto, che è spirito. Chi è innamorato si distacca dalle cose mondane, triviali. E' pervaso da un senso di meraviglia, è più esposto, più vulnerabile, ma anche più spensierato, più allegro. Sono questi i segni del fatto che, in realtà, sta sperimentando una connessione con lo spirito. E' anche uno stato d'innocenza.

“Pensi a un bambino".

Ed è l'essere nel momento presente.

"Quando si è innamorati, si sta nel momento presente. Quando si è allegri e scherzosi, si sta nel momento presente. Quando si ha l'innocenza, si sta nel momento presente. E in realtà, è questo l'unico momento che esiste. il momento presente è l'unico che non ha mai fine. Tutto il resto è nell'immaginazione. E' la nostra immaginazione che ci distoglie dall'essere innamorati.

- Esistono dei modi per rimanere ininterrottamente in questo stato?

"Sì. Innanzitutto, sentirsi a proprio agio con ciò che si è. Quando cerchiamo di non essere chi siamo, ci mettiamo addosso costantemente delle maschere, e in questo modo ci priviamo del nostro fascino. Il nostro fascino deriva dalle nostre contraddizioni, dal sentirci a nostro agio con le nostre contraddizioni. il nostro fascino deriva dalla sicurezza interiore che avere delle debolezze non significa essere imperfetti, ma completi. Se si vuote fare esperienza dell'amore, la prima cosa da fare è sentirsi a proprio agio con se stessi. E' un altro modo per dire: ama te stesso.

"Ma bisogna anche imparare a non giudicare il comportamento degli altri. Non bisogna aspettarsi nulla in risposta al proprio atteggiamento amorevole. Quest'ultimo rappresenta la sua stessa ricompensa. Bisogna credere profondamente di essere degni d'amore. Bisogna imparare a dare sempre. Se si fa questo, allora ci si sente davvero innamorati".

A conclusione di tutto ciò vorrei, ancora una volta, porre l’attenzione su un fattore unificante dall’occidente all’oriente, in tutte le tradizioni spirituali, ma anche in correnti filosofiche, che si dichiarano atee ma che credono nell’umanità e nei valori umani, è evidente che tutti i precursori, fondatori (loro malgrado) di religioni, avatar, illuminati, maestri, santi e saggi di tutti i tempi, pongono le basi sull’Amore, la Compassione, la Fratellanza, il Servizio, l’Unione, senza lo sviluppo di queste qualità nessun discepolo, praticante, ricercatore potrà giungere alla meta agognata, potremo leggere la vita di tutti i saggi e maestri, fare le austerità più severe, controllare ogni minima funzione del nostro corpo, passare giornate intere a meditare, praticare il pranayama sino all’inverosimile, ma se non sviluppiamo queste qualità saremo solo bravi in queste cose ma non raggiungeremo il paradiso, il nirvana, la buddita, il satcitananda, il brhamaloka, l’illuminazione, la saggezza, la luce, l’ananda.

Sviluppando queste qualità, non facciamo altro che aiutare la nascita della Famiglia Mondiale, dove Tutto è uno.

Auguro ad ognuno di noi, indipendentemente dalla pratica che segue di sviluppare questo senso di appartenenza al tutto, in modo da essere veramente felici e pieni di gioia e realizzare, così, tutti gli insegnamenti dei nostri Amati Maestri.

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