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Dicono di Babaji

articolo apparso su Hinduims Today Dicembre 1989

Haidakhan Babaji

Verità, semplicità e amore

"Io sono nessuno e niente. Sono solo uno specchio nel quale potete vedere voi stessi." Babaji era un grande nessuno e un vasto nulla il cui spirito vive nei pensieri e nelle preghiere dei suoi molti devoti sparsi per il mondo. Come per altri saggi dei nostri giorni, noti quasi a livello mondiale, esistono molte teorie riguardo la Sua autenticità. Molti affermano si tratti del leggendario eterno Babaji di grande notorietà rispetto all'Himalaya.

Altri lo definiscono come avatar di Shiva. Alcuni pensano fosse una delle cinque forme riconosciute del "Maha Avatara Babaji". Molti lo vedono semplicemente come un grande yogi, uno fra i tanti.

Chi ha incontrato Babaji o hanno vissuto con lui nel suo ashram indiano raccontano di esperienze magiche, mistiche accadute alla sua presenza.

Le loro storie intriganti descrivono un guru meravigliosamente imprevedibile che aveva molto più a cuore la trasformazione spirituale dei propri devoti che ogni altro miracolo. Comunque diventò noto per le sue gesta mistiche e magiche realizzate per "servire ogni essere vivente nell'universo".

I suoi detrattori gli davano poca preoccupazione, dato che la sua dedizione all'altruismo a scapito dell' egoismo, faceva in modo che ci fosse ben poco ego da ferire.

In ogni caso la metamorfosi mistica dei suoi devoti divenne il retaggio della sua efficacia.

Attualmente, in risposta a una delle sue ultime richieste, alcuni di quei devoti sono venuti in Occidente per diffondere il suo messaggio di "Verità, Semplicità e Amore".

L'Haidakhan Samaj è presente in tutto il mondo. Anche se ci sono molti centri e ashram in Europa e in India, negli Stati Uniti ne esistono solo tre (alle Hawaii, nel Nebraska e nel Colorado).

Sono indipendenti l'uno dall'altro. Dei tre ashram, due sono stati inaugurati da devoti di Babaji in risposta ad una sua personale richiesta.

L'ashram di Crestone nel Colorado è differente. E' stato fondato nel 1986 non da singoli devoti ma dall'Haidakhan Samaj of America (HSA), un'associazione nazionale creata nel 1979 sotto la guida di Haidakhan Babaji. In questo centro di 46 acri situato alla base del monte Sangre de Cristo, nei pressi della città di Crestone e in un'area sacra ai Nativi americani, il 2 luglio 1989 è stato inaugurato il tempio alla Madre Divina con l'installazione della murti di Haidakhandesvari Ma.

La filosofia

Il messaggio di Babaji sottolineava il servizio in accordo col Sanatana Dharma (La via eterna).

"Il Sanatana Dharma è il re di tutte le religioni", afferma Babaji. "Il Sanatana Dharma è come un oceano, gli altri dharma sono come i fiumi, alla fine tutti si uniscono".

Oggi i devoti statunitensi di Babaji si impegnano a "seguire la via eterna" organizzando regolari funzioni al tempio, programmi educativi e conferenze il cui scopo è quello di sviluppare "rapporti con gruppi che hanno valori simili". Inoltre pubblicano letteratura spirituale attraverso la casa editrice The Spanish Creek Press, devolvono donazioni e servizi per cause sociali, fra le altre la cura dei senza tetto e l'assistenza per le vittime dell'Aids.

In Nord America i devoti di Babaji sono pochi ma molto seri. Chi risiede stabilmente negli ashram e centri pratica il celibato e lavora instancabilmente nel perseguire l'ideale dell'altruismo.

Un obiettivo di questo genere comprende la totalità della loro sadhana (pratica spirituale). Babaji affermava "la realizzazione più importante è nel compiere il proprio dovere, più importante di ogni penitenza e di tutto il resto".

Quando HINDUISM TODAY è andato a parlare con Rhade Shyam, il direttore del centro di Crestone, le parole come fede, lavoro e servizio erano ripetute spesso nel descrivere la vita nell'ashram. Quando Babaji era vivo Rhade Shyam registrò il maggior numero possibile delle cose che diceva. Ora queste citazioni insieme a numerose testimonianze sono state raccolte in un libro di 400 pagine intitolato I am harmony (La via del cuore in italiano).

"Come per molte delle cose che Babaji faceva, non sai dove stai andando fino al momento dell'arrivo", ci dice Rhade Shyam. Il suo principale insegnamento era il lavoro, quindi noi facciamo quello che facciamo perchè amiamo farlo, ma principalmente perchè Lui ci ha detto di farlo.

Babaji ha detto ai suoi devoti di creare ashram e centri ovunque essi andassero e di seguire lo stesso stile di vita che che si svolgeva nel suo Haidakhan Vishwa Mahadham (l’ashram in India dove egli risiedeva). Anche se molte di quelle pratiche sono di tradizione induista, Babaji non richiedeva che i suoi devoti cambiassero appartenenze religiose. Rhade Shyam dice che Babaji "non imponeva rituali induisti a persone di altre fedi". Se una persona chiedeva l’insegnamento di riti e idee induiste, normalmente Babaji lo indirizzava verso altri che potevano dare questo tipo di formazione. Di se stesso Babaji diceva: "Sono venuto per guidare l’umanità verso un sentiero superiore. Non appartengo a nessuna religione in particolare ma le rispetto tutte. Cerco l’innalzamento di tutta l’umanità". Inoltre Babaji non apprezzava alcuna forma di proselitismo.

Babaji era, per sua stessa definizione, un umanista. Diceva: "Il mio messaggio per voi tutti è che la cosa più importante al mondo è l’umanitarianesimo o umanismo. A questo scopo dovreste sacrificare ogni comodità personale. Il nostro motto è ‘il lavoro è preghiera’".

Il metodo di Babaji

Babaji enfatizzava l’importanza della relazione guru/discepolo nel suo insegnamento. Anche se, persino ai suoi discepoli più vicini dava poche istruzioni verbali. I devoti affermano che egli insegnasse spesso "da mente a mente".

Babaji era conosciuto generalmente come maestro silenzioso, che insegnava principalmente con l’esempio e la realizzazione di esperienze educative per chi cercava la sua guida, scrive Radhe Shyam nel suo libro su Babaji. "In silenzio egli trasmetteva una energia essenziale che poteva essere percepita e usata come guida nella ricerca di una corrispondente energia all’interno dell’individuo. Raramente insegnava tramite comunicazioni verbali".

I nuovi studenti erano spesso confusi dall’informalità di Babaji, ma quelli che rimanevano più a lungo ne testimoniavano l’efficacia e incolpavano solo se stessi per gli insuccessi. I discepoli più vicini erano sostenuti da una fede dinamica e potente nella grazia del guru.

"La via della realizzazione divina è la più difficile", dice Babaji. "Pochi sono quelli che la percorreranno. E’ difficile come camminare sul filo del rasoio. La grazia del guru è tutto. Nessuna conoscenza è possibile senza il guru nella pratica della verità, semplicità e amore". Affermava che concentrandosi in questi tre principi, è possibile ottenere il controllo sulla mente e raggiungere la realizzazione spirituale. Ma, ammoniva che per scoprire la verità, la semplicità e l’amore è necessaria la disciplina.

"Non si può raggiungere nulla senza disciplina", ha detto Babaji. "Dovreste avere la ferma disciplina di un soldato. Siate soldati di Dio, e agite con coraggio e disciplina".

Al Vishwa Mahadham (vicino Haldwani nell’Andra Pradesh, India) i residenti nell’ashram si alzano alle 4 della mattina e si bagnano nel fiume. Poi prendono parte all’arati (una puja molto semplice che molti imparavano a svolgere). Si svolgevano sempre una quantità di cerimonie induiste, e quando era vivo, Babaji invitava la gente a partecipare allo yagna quotidiano (la cerimonia del fuoco), che veniva svolto all’alba fuori dalla sua stanza.

Radhe Shyam dice che Babaji, nei primi anni, dava molti darshan (vista spirituale e/o fisica). Negli anni seguenti, invece, quando arrivarono molti occidentali, insisteva nel karma yoga. Diceva che gli indiani comprendono meglio l’idea del beneficio dal semplice darshan di un santo.

Radhe Shyam spiega che molti dei concetti fondamentali dell’induismo non venivano spiegati. La reincarnazione, ad esempio, era qualcosa di cui Babaji non parlava quasi mai, ma non ce n’era bisogno dato che arrivava ad essere compresa comunque. Babaji insegnava sempre col suo esempio.

"Tutta la sua vita era un insegnamento, poiché viveva ciò che insegnava", dice Radhe Shyam. Anche gli orari e lo stile di vita nell’ashram indiano erano organizzati e mantenuti da Babaji per fare in modo che la gente potesse rompere vecchi schemi di vita e sostituirli con uno nuovo focalizzato su Dio. Babaji insisteva nel fatto che coloro che si trovavano alla sua presenza facessero dei progressi spirituali.

Una volta stabilita l’area problematica nella quale un devoto doveva inizialmente lavorare, organizzava una serie di lezioni o esperienze di cui un individuo aveva bisogno. Il primo contatto con l’area problematica era generalmente sottile. Se ciò non portava al superamento della lezione, il devoto riceveva un’esperienza più forte, più ovvia e difficile da ignorare. Poteva causare sofferenza fisica o mentale, come accade nella vita fuori dall’ashram, ma con un ritmo più veloce".

Alla domanda su quale fosse la sadhana (pratica spirituale) quotidiana nell’ashram, Radhe Shyam risponde, "Babaji ci diceva di praticare il karma yoga costantemente e di unirlo al japa. Il tutto accompagnato dall’insegnamento che la creazione è una vasta manifestazione del divino".

Babaji insegnava soprattutto a persone con famiglia. "In questo kali yuga quasi nessuno ha la forza di rimanere celibe. Anche se questa è la condizione migliore, il matrimonio è migliore di relazioni indisciplinate. L’unione amorevole tra marito e moglie può portare pace e aiuto nella pratica spirituale.

Chi è Babaji?

Molti seguaci di Babaji credono che egli sia una manifestazione del dio Shiva che, come Cristo nella tradizione cristiana, era uno con Dio al tempo della creazione. Molte affermazioni di Babaji, secondo i suoi devoti, appoggiano questa posizione.

Radhe Shyam afferma che Babaji, in India, è davvero venerato come manifestazione di Shiva. Inoltre spiega che in India si crede che questa incarnazione in forma umana del dio Shiva non sia l’unica.

Però la maggior parte degli shivaiti rifiuta il concetto di incarnazione di Dio.

Radhe Shyam spiega:"La tradizione di Babaji come Haidakhan Baba, sottolinea la sua continua venuta nella storia umana, una manifestazione di Shiva che insegna e guida l’umanità lungo il sentiero dell’armonia universale e della realizzazione divina. Ci sono persone che pensano che Babaji possa essersi sviluppato (come altre anime si sono sviluppate) attraverso innumerevoli nascite ed esperienze fino ad arrivare all’unione col divino (molti secoli fa), e quindi si è preso il compito di ritornare in forma umana per insegnare.

Esiste anche una opinione comune secondo cui, come Shiva ha cinque volti, Maha Avatara Babaji ha cinque forme, e Haidakhan Babaji è una di queste".

Shakti

Con tutto questo parlare di Shiva, HINDUISM TODAY era ovviamente curioso del motivo dell’istallazione di Haidakhandeswari Ma come madre divina nel tempio in Colorado. Radhe Shyam spiega che Haidakhandeswari è la shakti di Haidakhan Baba, il suo aspetto femminile.

"Preghiamo sempre la shakti di Dio come madre divina, l’aspetto amorevole, tenero, creativo di Dio, che nutre, cura, appoggia, protegge, " dice Radhe Shyam. "Shakti ha molti significati. La traduzione letterale è energia, potere. Shakti è anche la parola sanscrita usata per identificare gli aspetti femminili di Dio o delle divinità. Dio rappresenta quella pura qualità. La Shakti è l’azione creativa". Radhe Shyam dice che Babaji ha indicato ai propri devoti che, quando se ne fosse andato, Haidakhandeswari Ma avrebbe guidato i suoi devoti.

I devoti che arrivano da ogni parte degli Stai Uniti e da posti lontani come la Svezia per aiutare nella costruzione finale e istallazione del tempio della Madre Divina di Baca nel Colorado, testimoniano che Haidakhandeswari Ma si è manifestata in un modo tutto suo. Durante la recitazione notturna di "Haidakhandeswari Dayo Karo Ma, Kripa Karo Ma", molti devoti più impegnati hanno visto una luce verde, brillante, che emanava dalla divinità. Altri hanno visto lacrime che scorrevano sul viso della murti, una luce bianca, soffusa che riempiva la nicchia o il viso di Babaji che leggermente si sovrapponeva su quello della divinità. Molti hanno sperimentato esperienze di "energie curative".

Alcune cattoliche ispaniche di Alamosa arrivarono e chiesero di "vedere la nuova Madonna". Hanno pregato e chiesto candele da offrire, come viene venerata la Madonna in chiesa. Con una veloce decisione ecumenica i devoti hanno assicurato le donne che la volta seguente le candele sarebbero state disponibili.

I devoti ricordano Haidakhan Babaji in apparenti contraddizioni di perplessità e introspezione, mistero, appagamento e amore. Forse erano e continuano ad essere paradossalmente motivati dall’assenza di conclusioni finali nei suoi insegnamenti. Mentre era vivo, erano sostenuti dal suo esempio e da un insieme di fiducia, fede e sgomento. Forse la sfida continua di comprendere Baba li porta verso la conquista del proprio karma.

Egli ha ispirato i suoi devoti nell’affrontare se stessi e ha instillato in loro l’abilità di non conoscere e quindi, la possibilità di conoscere tutto.

 

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